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Pasqua

 

 

-         Introduzione

-         Le celebrazioni

-         Le origini

-         La Pasqua ebraica

-         La Pasqua cristiana

-         La Settimana Santa

-         La Quaresima

-         La Via Crucis con il Pontefice

-         Le stazioni della Via Crucis

-         La via Crucis in Italia

-         Via Crucis – English version

-         “La Passione” di Mel Gibson

-         Omaggio floreale dei Paesi Bassi a San Pietro

-         L’uovo: simbolo della Pasqua

-         La Pasqua nel mondo

-         Ricette

INTRODUZIONE

Festa principale del calendario cristiano, nella Pasqua confluiscono radici sia ebraiche che pagane, queste ultime legate al risveglio della natura. Filo conduttore, l'idea di sacrificio e rinascita: antichissimi sono infatti i simboli dell'agnello e dell'uovo. E l'uovo, simbolo di vita, caratterizza la Pasqua da sempre, che un tempo si chiamava "Pasqua d’uovo" perché si festeggiava donando e mangiando uova benedette in chiesa.
A Pasqua il cibo ha dunque un'importanza centrale. E a Roma, dove il cibo è importante tutto l'anno, il pranzo pasquale viene così descritto dal Belli:
brodetto, ova, salame, zuppa ingresa,
carciofoli, granelli e 'r rimanente
tutto a la grolia de la Santa Chiesa.
A seguire l’abbacchio, l'immancabile fritto alla romana, la pizza pasquale.
Non meno tipici i riti che a Roma precedono e accompagnano la festa e che vedono protagonista il Papa. E' il caso del lavaggio dei piedi in memoria dell’atto di umiltà compiuto da Cristo, dei sepolcri del giovedì, della Messa di Mezzanotte, della benedizione Urbi et Orbi. La Via Crucis al Colosseo è il momento più solenne dell’intero ciclo pasquale. In passato era organizzata dall’Arciconfraternita del Gonfalone, fondata a Roma nel 1264. La prima rappresentazione ricordata è del 17 marzo 1490. Ha sempre avuto come scenario il Colosseo in memoria dei martiri cristiani. In passato venivano utilizzati complicati effetti scenografici che impegnavano gli artisti e gli artigiani del tempo.

CELEBRAZIONI 

- Venerdì 25 marzo 2005 Veglia in Basilica di S. Pietro alle ore 17.00. Alle ore 20.30 Via Crucis partenza dal Colosseo al Tempio di Venere, guidata dal Pontefice.

- Sabato 26 marzo 2005 ore 20.30 Veglia Pasquale in Basilica di S. Pietro.

- Domenica 27 marzo 2005 ore 10.00  Santa Messa di Pasqua a Piazza San Pietro. A seguire alle ore 12.00 la benedizione Urbis et Orbis

 

 

EASTER  CELEBRATIONS:

- Friday March 25th 2005 Vigil at Basilica of St. Peter at h. 05.00pm. At h. 08.30pm Via Crucis start from Colosseum.

- Saturday March 26th 2005 h. 08.30pm Easter Vigil at Basilica of St. Peter.

- Sunday March 27th 2005 ore 10.00am  Easter Holy Mass at St. Peter Square. At h. 12.00am Urbis et Orbis

 

LE ORIGINI:

 

La Pasqua cristiana 

Il nome "Pasqua" deriva dal latino pascha e dall'ebraico pesah. 

E' la massima festività della liturgia cristiana, perché celebra la passione, morte e resurrezione di Gesù Cristo.

Il fatto che il Signore decise di riportare in vita Gesù, ingiustamente ucciso, per i fedeli significa che Dio approvò le scelte di vita di Cristo. 

Ossia l'aiuto ai poveri, la solidarietà, la fraternità e l'amore per gli altri, tanto da sacrificare la propria vita per questi ideali.

 

La datazione della Pasqua 

Il Nuovo Testamento narra che Gesù fu crocifisso alla vigilia della Pasqua ebraica. 

Nei primissimi tempi del cristianesimo, i cristiani di origine ebraica celebravano la Resurrezione di Cristo subito dopo la Pasqua ebraica, che veniva calcolata in base al calendario lunare babilonese e cadeva ogni anno in un diverso giorno. 

I cristiani di origine pagana celebravano la Pasqua ogni domenica. 

Nacquero così gravi controversie all'interno del mondo cristiano, che si risolsero nel 325 con il concilio di Nicea in cui si stabilì definitivamente che la Pasqua doveva essere celebrata da tutta la cristianità la prima domenica dopo la luna piena seguente l'equinozio di primavera. Inoltre nel 525 si stabilì che la data doveva trovarsi fra il 22 marzo e il 25 aprile. 

 

La Pasqua ebraica 

 

La Pasqua è una festa molto importante anche per gli ebrei. 

Probabilmente alle sue origini era una festa pastorale praticata dalle popolazioni nomadi del Vicino Oriente. 

Quando le tribù semite divennero più sedentarie si trasformò in una festa agricola, in cui si offrivano le primizie della mietitura dell'orzo, attraverso la cottura del pane azzimo. 

Mosé diede un nuovo significato a questa festa, perché la fece coincidere con la fuga del popolo ebraico dall'Egitto. 

Nel capitolo 12 dell'Esodo, Mosé ordina ad ogni famiglia, prima di abbandonare l'Egitto, di immolare un capo di bestiame piccolo (agnello, pecora o capra) senza difetto, di un anno di età, e di bagnare col suo sangue gli stipiti e il frontone delle porte delle case. 

I membri delle famiglie consumarono il pasto in piedi, con il bastone in mano, pronti per la partenza, che avvenne in quella stessa notte, dopo che l'angelo di Dio passò per uccidere tutti i primogeniti egiziani, risparmiando i primogeniti ebrei le cui abitazioni erano segnate col sangue. 

Nel corso dei secoli, il rituale della Pasqua, pur sottoposto a variazioni e a modifiche, rimase sostanzialmente sempre uguale e la festa è tuttora celebrata da tutti gli Ebrei con la massima solennità e per la durata di sette giorni. 

Fu nel corso di una celebrazione pasquale che Gesù Cristo, secondo la narrazione evangelica, istituì il sacramento dell'eucarestia. 

 

La Settimana Santa a Roma e in provincia

Nella Settimana Santa prendono il via, come ogni anno da secoli, le processioni, i riti della penitenza, le sacre rappresentazioni.
In questo anno 2002, segnato da tragici eventi, le consuete manifestazioni pasquali trovano nuovo slancio e si ripropongono più vive che mai agli occhi dei pellegrini in visita nella capitale e dintorni. 
Registriamo tanti appuntamenti a Roma e in provincia. Come da tradizione Venerdì Santo, 29 marzo, la Via Crucis al Colosseo e lungo i Fori Imperiali; a questo solenne appuntamento si affiancano nella città manifestazioni di musica, film e teatro. 
Ritorna il Festival di Pasqua, curato da Enrico Castiglione, che propone musica sacra nelle più belle chiese e basiliche romane, con ingresso gratuito. Protagonisti di questa quinta edizione sono i cantanti Montserrat Caballé, Renato Bruson, Cecilia Gasdia, Roberto Servile, Manuela Custer e noti direttori d'orchestra quali Gianluigi Gelmetti, Claudio Scimone, Paolo Ponziano Ciardi. Numerosi gli appuntamenti: il 27 marzo nella Chiesa di S. Maria sopra Minerva, Claudio Scimone dirige l'Orchestra e il Coro dell'Opera nella "Passione di Nostro Signore Gesù Cristo" di Antonio Salieri; il 6 aprile Gianluigi Gelmetti dirige lo "Stabat Mater" di Rossini nella Chiesa del Gesù; il 15 aprile Montserrat Caballé esegue una partitura sacra del compositore francese Massenet, "Marie Magdaleine". Per gli appassionati di musica sacra, i più importanti concerti del Festival vengono trasmessi via internet attraverso il portale www.musicalia.it e sul sito ufficiale www.festivaldipasqua.it
Una carrellata di manifestazioni sacre anche nella provincia di Roma.
A Vetralla si celebra la Passione e la Resurrezione di Gesù nel pomeriggio del Venerdì Santo. Nel Duomo, in programma numerosi concerti per le festività. 
A Tarquinia, si rinnova la tradizionale processione del Cristo Risorto, nel rispetto di un antico rito. 
Molte manifestazioni pasquali anche in Umbria e Toscana. 
Ad Assisi - la città sacra di S. Francesco - la suggestiva processione del Venerdì Santo, di origine medievale, vede sfilare tutte insieme le confraternite in un percorso illuminato da fiaccole tra la Cattedrale di San Rufino e la Basilica del Santo. 
A Civita di Bagnoreggio, un corteo in costume di oltre  trecento persone mette in scena la Passione e la morte del Cristo, andando come è tradizione fino a Bagnoreggio per tornare entro la mezzanotte a Civita.
A Porto Santo Stefano, paese in provincia di Grosseto, la domenica di Pasqua si festeggia il Cristo Risorto con il rito della benedizione del mare.

 

 

 

La celebrazione della Pasqua oggi 

 

La Pasqua cristiana, come viene festeggiata in Italia, è preceduta da un periodo di penitenza: si tratta della Quaresima, che dura 40 giorni e va dal mercoledì delle Ceneri al Sabato Santo, cioè il sabato prima di Pasqua.

Durante la Settimana Santa nei paesi cattolici si svolgono diversi riti che rievocano la Passione di Cristo: si benedicono le case, si consuma l'agnello pasquale, si distribuiscono uova e dolci a forma di colomba. 

Un rito molto diffuso in Spagna e in diverse città italiane è quello della "Processione del Cristo Morto", che si svolge di solito il Venerdì Santo. 

In molti paesi si effettuano due processioni in contemporanea: una con il Cristo morto, l'altra con la Vergine Addolorata. 

Le processioni partono da due chiese diverse e si incontrano in un luogo preciso, in cui avviene ciò che viene chiamato "l'affrontata", ossia l'incontro di Maria con il figlio defunto. 

La Pasqua viene celebrata anche attraverso la cucina: ogni regione ha le proprie ricette, come la torta pasqualina ligure o la pastiera napoletana.

 

 

LA QUARESIMA

La Quaresima è un periodo di quaranta giorni, in cui ci si prepara all'arrivo della Pasqua, attraverso una penitenza che dura quarantaquattro giorni: dal mercoledì delle Ceneri, giorno in si ricordano i resti dell'ulivo benedetto bruciato, al sabato prima di Pasqua.

La Quaresima nasce dalla celebrazione dei quaranta giorni che Gesù passò nel deserto, digiunando e pregando, resistendo alle tentazioni. Questo periodo prepara i fedeli alla celebrazione della Resurrezione di Cristo, rievocando il battesimo e la penitenza.

La festa risale alla metà del II secolo, e, originariamente, durava cinque settimane, più la Settimana Santa della Pasqua. Perché la penitenza durasse esattamente quaranta giorni, la celebrazione fu anticipata, per un periodo, all'attuale mercoledì delle Ceneri. La città di Milano conservò a lungo questa tradizione, e per questo il suo carnevale (carnevale ambrosiano) durava più a lungo.

Nella liturgia cristiana i fedeli erano tenuti a digiunare dal Mercoledì delle Ceneri al venerdì Santo, con il divieto di consumare carne i venerdì della Quaresima. Era vietato celebrare nozze, e altre distrazioni che distogliessero i fedeli dall'ascolto della parola di Dio. I credenti dovevano impegnarsi a pregare più intensamente, astenersi dagli svaghi e dedicarsi alla carità per i poveri.

“ CARNEVALE” deriva dal volgare, carne levare, in relazione al giorno precedente l'inizio della Quaresima, in cui cessava il consumo della carne. Con il "carnevale" s'indicano i festeggiamenti, che precedono l'inizio della Quaresima.
Il primo giorno del Carnevale è fissato in base alle prescrizioni ecclesiastiche. L'inizio può essere il 1°gennaio, il 17 gennaio (S.Antonio) o il 2 febbraio (festa della Candelora), e si protrae fino al mercoledì delle Ceneri (nel rito ambrosiano, fino alla prima domenica di Quaresima) .

La forma più diffusa è costituita dalla cosiddetta "Processione del Cristo Morto". Il Venerdì Santo il ritmo della vita si rallenta ed assume un tono funebre. Tutti si preparano all'evento più solenne della Pasqua: l'accompagno funebre con la bara di Cristo morto. Il corteo funebre è seguito e preceduto dai "misteri", gruppi di statue di legno o cartapesta raffiguranti varie scene della Passione: l'Ultima Cena, il bacio di Giuda, la separazione di Cristo dalla Madre, l'Ecce Homo, la Flagellazione, la Crocifissione, la Deposizione.
In alcuni posti, i misteri non vengono portati in processione, ma formano delle "stazioni" davanti a cui sosta il corteo funebre.

 

In molti paesi si effettuano due processioni, in contemporanea, una con il Cristo morto, e l'altra con la Vergine Addolorata. Le processioni partono da due chiese diverse e si incontrano in un luogo preciso, in cui avviene ciò che viene chiamato "l'affrontata", ossia l'incontro di Maria con il figlio defunto. La bara di Cristo s'inclina davanti alla statua della Vergine, e in quel momento i fedeli provano un'immensa commozione.
Queste processioni, dopo aver attraversato le vie della cittadina, si fermano in uno spazio, o presso un'altura, dove sorge il "Calvario" con tre croci, a simboleggiare il luogo della morte di Gesù sulla croce

Le processioni durano molte ore, di solito da metà pomeriggio fino alla sera. Un uomo, detto il "trocolate", passa per le vie scandendo il ritmo della camminata per mezzo di un tamburello. Di seguito, passano le "confraternite", gruppi di uomini vestiti con cappe bianche, nere o scarlatte che ricordano le antiche compagnie dei Disciplinati.

Dopo le confraternite procedono gruppi di bambini e bambine vestiti di bianco, con in mano i simboli della Passione: i chiodi, le tenaglie, il martello, la scala, la corona di spine, etc...
Talvolta le figure di Gesù e degli altri personaggi della Passione sono sostituiti da fedeli, che li impersonano

 

VIA CRUCIS AL COLOSSEO

PRESIEDUTA DAL SANTO PADRE 
GIOVANNI PAOLO II

VENERDÌ SANTO

 

PRESENTAZIONE

La «Via Crucis» del Santo Padre

La sera del Venerdì Santo i fedeli di Roma e molti pellegrini giunti da ogni parte del mondo si raccolgono con il Santo Padre per celebrare il pio esercizio della Via Crucis. Con la comunità ecclesiale di Roma sono in comunione, attraverso la radio e la televisione, milioni di uomini e donne di ogni paese.

L'appuntamento della "Via Crucis con il Papa" è un momento significativo della Settimana Santa romana: momento di genuina e sentita preghiera, di cui la Parola di Dio costituisce la trama essenziale; essa segna il succedersi delle "stazioni", momenti di sosta per contemplare le tappe del cammino straziante e salvifico di Gesù verso il luogo dove avrebbe offerto il sacrificio della propria vita.

Ogni Via Crucis si riallaccia idealmente la via gerosolimitana percorsa da Gesù per giungere alla vetta del Monte Calvario. Le Viae Crucis sono innumerevoli, tipiche della pietà cattolica dell'Occidente. Sono erette all'interno delle chiese e nei chiostri monastici; sono all'aperto in portici e colline, in cui caratteristici capitelli segnano il cammino che conduce a santuari e ad altre mete di pellegrinaggio, e quasi santificano il paesaggio con le loro croci e le loro immagini evocatrici della Passione del Signore.

La "Via Crucis del Papa" percorre un'antica strada romana che, partendo dal Colosseo, giunge alle pendici del Palatino. Lo scenario solenne e maestoso, carico di storia, di memorie di morte e di vita, bagnato dalla luce della luna, alta e serena nel primo plenilunio di primavera, sottolinea la gravità dell'Ora commemorata: l'Ora in cui l'Agnello, carico dei peccati del mondo, sale mite e pieno di amore verso il luogo dove, immolato, verserà il sangue della nuova ed eterna Alleanza.

Un evento ecumenico

La Parola di Dio costituisce la trama essenziale della Via Crucis. Ma la Parola è meditata e riproposta da cuore e labbra umane.

Negli ultimi anni nella "Via Crucis del Papa" le meditazioni sulla Parola sono state ora dettate dallo stesso Santo Padre, ora tratte dalle pagine dei Padri della Chiesa, ora affidate a illustri scrittori laici, a insigni teologi, a esperti contemplativi.

Nel 1994 esse furono dettate da S.S. Bartolomeo I, Arcivescovo di Costantinopoli e Patriarca Ecumenico: in quelle meditazioni si avvertì la sapienza poetica dell'Oriente cristiano, l'alta spiritualità della Chiesa bizantina. In quel Venerdì Santo, nelle antiche vie di Roma, Giovanni Paolo II e Bartolomeo I, la Chiesa di Pietro e la Chiesa di Andrea, si trovarono unite nella meditazione della Passione del loro unico Signore e Redentore.

Nel 1995 le meditazioni della Via Crucis sono state affidate a una donna, sorella Minke de Vries, monaca della comunità protestante di Grandchamp, nella Svizzera francese. Suor Minke non ha avuto alcun mandato di rappresentanza da parte delle Chiese della Riforma. Nondimeno l'invito a lei rivolto costituisce, come nel caso dell'invito a Bartolomeo I, un gesto di grande significato ecumenico: la comunità ecclesiale di Roma, presieduta dal suo Vescovo Giovanni Paolo II, medita la Passione del Signore con testi sgorgati dal cuore di una figlia della Riforma.

Ciò è possibile per il grande amore della Riforma per il mistero della Croce, perché l'amore verso Cristo crocifisso domina la pietà della Chiesa evangelica, i suoi corali, le sue espressioni liturgiche. È possibile perché la comunità di Grandchamp è tesa alla riscoperta di alcuni grandi valori della tradizione cristiana, tra cui la vita monastica; perché è animata dalla passione per l'unità della Chiesa, in attesa orante che agli occhi del mondo si mostri la bellezza della tunica inconsutile del suo Signore e del suo Sposo.

Le meditazioni di suor Minke sono espressione di attenzione amorosa a Gesù, contemplazione del suo cuore "gonfio di sofferenza", ascolto delle sue parole, dei suoi silenzi, del suo forte grido di morente: "grido di desolazione estrema, angoscia profonda dell'uomo in preda ai tormenti della morte, abbandonato a se stesso"; sono scavo nell'animo di Gesù, nella sua infinita capacità di donarsi senza riserve, di prendere su di Sé i "mali di cui il nostro mondo soffre: la violenza, lo scherno, l'odio e il disprezzo"; sono partecipe rassegna, alla luce della passione di Cristo, del travaglio dell'unità del nostro tempo, delle sue guerre fratricide, degli odi implacabili, della distruzione della natura e, soprattutto, dell'offesa costante alla dignità dell'uomo creato a immagine di Dio; sono osservazione delicata dei sentimenti della "Madre dei dolori" nell'ora della passione del Figlio; essa ne "ha vissuto tutta la sofferenza", eppure là, presso la Croce, "il suo cuore è inondato di tenerezza, dalla consolazione ineffabile di un amore che le rivela un'altra maternità: 'Madre, ecco tuo figlio '"; sono, infine, proclamazione della più sicura speranza: la Madre sa che "il chicco di grano deposto nella terra" sta "per risorgere alla vita nuova ed eterna".

Le 14 stazioni della «Via Crucis» seguono lo schema maggiormente rispondente alla narrazione evangelica della Passione.

La Via Crucis in Italia: Teatri di passione

Sono a centinaia e tutte molto suggestive le Vie Crucis che si rinnovano ogni anno in tutta Italia.

Resistono al tempo e alle mode e ogni anno ripropongono il mistero della passione e morte di Cristo con intensità preparata spesso nei mesi antecedenti alla Pasqua. Le Vie Crucis viventi, ma più in generale tutti i riti collettivi della Settimana Santa, si trovano un po' ovunque.
Ricordiamo le più interessanti:
Scenografie all'aperto e 400 personaggi itineranti nel borgo si trovano a Romagnano Sesia (Novara). In Liguria, in provincia di Imperia, a Borghetto d'Arroscia si può assistere alla trasformazione di un piccolo borgo in un set vivente davvero emozionante. Qui le sculture che attraversano la cittadina sono in legno, di grande pregio artistico e donate alla fine del ‘700 da un nobile di origine olandese, Francesco Vannenes.

Statue a grandezza naturale sono portate in spalla con grande solennità ad Assisi e Gubbio (Umbria) e Porto Recanati (Marche), mentre il raccoglimento spirituale pervade l'atmosfera di Frassinoro (sull'appennino modenese) e della sua abbazia risalente all'Alto medioevo. Per suoni di strumenti antichi, trombe e tamburi modellati con legni inusuali invece l'appuntamento è sulle spiagge campane di Procida.

Sardegna e Sicilia regalano i riti forse più intensi, derivanti dalla dominazione spagnola. Ad Alghero molte delle rappresentazioni sono in lingua catalana; il momento più toccante è forse la deposizione del Cristo nel "bressol", una bara in stile barocco decorata non proprio dimessamente in oro zecchino. In Sicilia le rappresentazioni sono davvero tante, tutte variopinte e meritevoli di attenzione.

Nel Lazio, oltre alla Via Crucis più popolare, quella che vede protagonista il Santo Padre a Roma, segnaliamo quella di Sezze (Latina) e quella di Grottaferrata, 10 km a sud della capitale, con il rito greco ortodosso del Venerdì santo, presso l'abbazia di San Nilo.

Tra le più curiose quella lucana di Barile dove gli interpreti della rappresentazione della Passione sono selezionati attraverso un'asta a cui possono partecipare davvero tutti.

 

 

The Way of the Cross at the Colosseum
With the Holy Father, Pope John Paul II, Presiding

 

As every year on the evening of Good Friday, the liturgical commemoration of the Lord's Passion, the Church of God in Rome, guided by its Pastor, the Successor of Peter, participates in the devotional practice of the Way of the Cross at the Colosseum. Pilgrims from the worldwide household of God walk with the Christian community in Rome along the fourteen stations while millions of faithful of every language, people and culture take part in the prayers and meditations through radio and television broadcasts. A felicitous coincidence of calendars this year has the Christians of East and West celebrating simultaneously the great mystery of our one Lord's Passion, Death and Resurrection. All are therefore able to take part simultaneously in the commemoration of the founding event of their faith.

This year the biblical texts for the Way of the Cross are taken from the Gospel of Luke and the meditation texts and prayers were composed by Abbot André Louf, a Cistercian monk of strict observance who is now living in a hermitage after exercising his ministry as Abbot in his community of Notre-Dame of Mont-des-Cats in France for thirty-five years, guiding it in the footsteps of Jesus Christ from the years of the Second Vatican Council to the threshold of the third millennium. He is a monk steeped in the Scriptures thanks to the daily practice of the lectio divina, an avid reader of the Church Fathers of the first centuries and of the Flemish mystics, a father of monks who is able to accompany his brothers in their spiritual life and in the daily quest for that "one heart and soul" that was characteristic of the apostolic community of Jerusalem. He is, then, a cenobite monk for whom solitude and communion are in constant existential converse: solitude before God and fraternal communion, inner unification and community unity, reducing all to the simplicity of what is essential and to the opening up to the varied expressions of a living faith. This is the daily undertaking of the monk, the dynamic of his stability in a specific community reality, the "work of obedience" (Rule of St. Benedict, prol. 2) by which a return is made to God.

The texts of this Way of the Cross are filled with this liberating monastic labour, which is also the labour of every baptized member of the living community of the Church. Jesus is often found alone, sometimes by his free choice, other times because everyone has abandoned him: he is alone in the Mount of Olives, face to face with the Father; he is alone in facing the betrayal of one of his disciples and in the denial of another of their number; he faces the Sanhedrin alone, the judgment of Pilate, the scorn of the soldiers; alone he takes up the weight of the cross; alone he abandons himself totally to the arms of his Father.

But Jesus' solitude is not fruitless, quite the contrary: since it arises from an intimate union with the Father and the Spirit, it in turn creates communion in those who enter into a living relationship with it. Thus in his Passion Jesus encounters the fraternal support of the Cyrenean; he recognizes the consolation of the women disciples who have come up to Jerusalem with him; he opens the doors of his Kingdom to the centurion and to the good thief, who are able to look beyond appearances; he sees the beginnings of the community taking place at the foot of the cross, being formed by his mother and the beloved disciple. Finally, the precise moment of what seems to be his greatest solitude, when he is laid in the tomb, when his body is swallowed by the earth, becomes the passage towards a renewed cosmic community: having descended to the underworld, Jesus meets all of humanity in Adam and Eve, announces salvation to "the spirits in prison" (1 Pet 3:19) and re-establishes the community of paradise.

For every disciple of Jesus Christ, participating in the Way of the Cross means entering into the mystery of solitude and communion experienced by our Master and Lord, accepting the will of the Father for us all, until we are able to see, beyond the suffering and death, the life without end that bursts forth from the pierced side and the empty tomb.

 

LA PASSIONE DI MEL GIBSON : THE PASSION

Liberamente ispirato ai Vangeli di Luca, Giovanni, Matteo e Marco, descrive in modo mirabile e con cruenta veridicità le ultime dodici ore di Cristo:

dall’orto degli ulivi (Getsemani), dove Gesù si è recato per pregare, sino alla sua morte sul crocifisso sul monte Calvario.

Tradito da Giuda Iscariota, uno dei suoi più cari discepoli, viene arrestato e condotto all’interno delle mura cittadine di Gerusalemme, in cui i sommi sacerdoti lo affrontano, accusandolo di bestemmia e lo processano condannandolo a morte.

Così, incoronato di rovi, schernito e torturato giunge al monte Calvario dove viene brutalmente crocifisso.

Ma, dopo la sua morte la natura si scatena oscurando il cielo e tingendo le acque di rosso: è la collera del grande Dio, padre del Cristo che si abbatte sugli uomini.

 

Se in un primo momento il regista australiano Mel Gibson aveva avuto problemi per trovare un distributore negli USA successivamente, dopo il grande successo di pubblico e di incassi che ha riscontrato negli Stati Uniti, è stato subito distribuito anche in Italia con una grande promozione pubblicitaria e una distribuzione capillare nelle sale. Solo i grandi colassal come quelli della sagra del "Signore Degli Anelli" o di "Guerre Stellari" o ancora il "Pinocchio" di Benigni avevano avuto una distribuzione di questo genere. Secondo le stime del quotidiano International Herald Tribune "La Passione di Cristo" si è avvicinato al traguardo del miliardo di dollari ai botteghini globali.

Quasi unico paese al mondo, in Italia, il film è stato proposto senza limitazioni d'età a dispetto delle dichiarazioni di una delle protagoniste del film Monica Bellucci che ha affermato:

''Non permetterei a un bambino di vedere il film di Mel Gibson''.

In Italia comunque è stato, come del resto nelle altre parti del mondo, record di incassi. Il film di Mel Gibson ha incassato di più nel nostro paese che nel resto d'Europa. Il film ha totalizzato dal giorno della sua uscita, il 7 aprile, circa 11 milioni di euro, con 2.250.000 spettatori; registrando poi il record dell'incasso più alto nel primo giorno di programmazione, il 7 aprile, quando è stato visto da 250.000 spettatori su 663 schermi sparsi su tutta la penisola per un incasso totale di 1.218.000 euro.

Forti le polemiche, oltre che sulla violenza del film, anche su un suo presunto antisemitismo che è stato oggetto di forti critiche da parte delle comunità ebraiche di oltre oceano. Un sondaggio pubblicato del Pew Center Research Center di Washington sembra aver dato loro ragione: dopo la proiezione di "The Passion" sono aumentati gli americani convinti che gli ebrei siano colpevoli di deicidio. Il 26% degli interpellati ha attribuito agli ebrei la responsabilita' della Crocefissione, contro un 19 per cento di sette anni fa.

Nonostante le immagini fortemente violente (12 minuti, da sola, dura l'estenuante scena della flagellazione), nonostante il presunto antisemitismo nella rappresentazione della vicenda evangelica, la Chiesa Romana (come istituzione) non ha espresso nessuna opinione ufficiale contraria al film. Molte sono, anzi, le voci che descrivono il film come un atto di fede utile per comprendere la grandezza del sacrificio di Cristo anche se chi, come i Paolini, sulle pagine della rivista "Jesus" accusano la pellicola di svarioni storici, iperrealismo e semplificazioni che rischiano di tradire in vangeli e negare persino il magistero della chiesa.

Intanto "The Passion" è già entrato nella mitologia grazie ai presunti miracoli e alle storie di conversione che si sono legate al film in una sorta di delirio collettivo che innalza la pellicola a strumento divino. Talmente numerosi, questi episodi, da aver ispirato un sito solo per l'argomento www.miraclesofthepassion.com.

Mezzo per diffondere la fede o per accumulare soldi, grazie anche al lancio di una grande quantità e varietà di gadgets quali la fedele riproduzione dei chiodi che servirono a crocefiggere Gesù, "La Passione di Cristo" la passione di Gibson ha fatto e farà parlare molto si sé nel futuro.

 

 

Pasqua in Piazza San Pietro: Dai Paesi Bassi l’omaggio di fiori al Papa

 

 

Fedele alla tradizione anche quest’anno Piazza San Pietro è in fiore. Come ogni anno al papa e ai pellegrini viene offerto un omaggio floreale dai fioristi dei Paesi Bassi. I lavori di allestimento delle composizioni nelle foto della Catholic Press Photo.

 

La prima occasione è stata la beatificazione di Titus Brandsma, nel 1985 ... e da allora il capo allestitore è stato sempre Van der Voort.

Nel novembre 1985 i fratelli Nic e Charles van der Voort prepararono l’omaggio floreale per la cerimonia di beatificazione del frate neerlandese Titus Brandsma. Gli addobbi, molto apprezzati in Vaticano, diedero una grande risonanza alla cerimonia. “Da cosa nasce cosa”, dice Charles. “Nella primavera del 1986 siamo partiti per Roma con una squadra di fioristi e coltivatori per allestire Piazza San Pietro per Pasqua. Da allora la nostra presenza è diventata una consuetitudine. Quest’anno sarà la 19esima volta che partiremo alla volta del Vaticano. Per noi è sempre un onore speciale, così come l’essere ricevuti in Udienza dal papa dopo la Santa Messa. Speriamo che anche quest’anno la sua salute possa permetterlo”.

 

L’omaggio floreale offerto al papa per la Pasqua è ogni anno un momento molto importante per il maestro di Leiden. Van der Voort inizia la preparazione già a settembre. Dopo aver ideato, proposto e atteso l’approvazione del progetto, ordina tutti i prodotti necessari da coltivatori specializzati di bulbi, fiori, piante, arbusti ed alberi. “Dobbiamo organizzare tutto in modo molto preciso per essere certi che tutti i prodotti siano fioriti al momento giusto. Questo vale soprattutto per gli alberi e i bulbi da fiore che richiedono trattamenti e calcoli speciali”.

 

Le composizioni vicino all’altare, dove il papa celebra la Santa Messa e pronunzia il Messaggio Urbi et Orbi in occasione della Pasqua di Risurrezione del Signore, sono soprattutto tulipani e lilium di colore bianco, giallo, rosso e arancione, attorniati da piccoli alberi fioriti (rhododendron rosso scuro, ciliegio giapponese, conifera, mandorle bianco, ecc.) e viole gialle. I dieci giardini sul sagrato della Basilica di San Pietro vengono allungati otticamente, mettendo migliaia di viole gialle con un cuore scuro sulle scale. I quattro giardini dietro l’Altare (numerati da 7 a 10) contengono composizioni floreali bianche e gialle, mentre i 4 giardini davanti all’Altare (numerati da 1 a 4) e accanto all’Altare (numerati 5 e 6) contengono composizioni floreali bianche miste. Dal balcone scendono quattro vessilli pendenti di crisantemi bianchi e gialli, mentre sul balcone viene applicato una striscia con giacinti, tulipani, gerbere, iris e ginestre.

 

Come di consuetudine, dopo la celebrazione, le piante verranno trasferite nei giardini vaticani e nella residenza pontificia estiva di Castel Gandolfo.

Chi sponsorizza quest’iniziativa? “Il settore della coltivazione ornamentale dei Paesi Bassi, cioè i coltivatori ed i commercianti di fiori recisi, bulbi da fiore e piante da esterno”, dice Van der Voort. Ma, quanta costa? “Non se ne parla, è un regalo”, è la risposta.

 

Quanti fiori, piante e alberi vengono utilizzati, e in quanti vi recate a Roma? “Le quantità e le varietà cambiano di anno in anno: da centinaia di alberi fino a migliaia di tulipani e viole”, precisa il maestro capo allestitore. “E la nostra squadra è costituita da diciotto persone; soprattutto fioristi ed assistenti, che, per due o tre giorni sono attivi nel preparare gli addobbi e nel disporli”.

E tutti gli anni le viene in mente qualcosa di nuovo? “I prodotti ed i colori possono cambiare, ma in generale il protocollo è abbastanza rigido. Le dimensioni delle composizioni devono permettere al pubblico di vedere il papa. Il bianco e il giallo sono importanti, perché sono i colori del papa e della Pasqua”. Non si annoia? “Assolutamente no! - esclama Charles van der Voort - Né io né tutta la squadra. Partecipiamo con gran piacere prendendoci un paio di giorni di ferie. Ogni anno il contesto e la situazione sono diverse: abbiamo lavorato con il freddo pungente, la pioggia (che minaccia anche quest’anno) ed il caldo soffocante. Meteorologicamente, si sa, aprile fa quello che vuole”.

 

“Questo mare di fiori è un’immagine bellissima che tutto il mondo può vedere. Un evento che si addice molto bene ai fiori, mettendone in risalto il loro ruolo unico. La primavera è certamente il momento più opportuno”.

 

 

L’UOVO: SIMBOLO DELLA PASQUA

Ma la Pasqua non è soltanto riti sacri e rievocazioni della Passione di Cristo. In diverse località giochi a base di uova sono in programma la domenica di Pasqua o il Lunedì dell' Angelo. E sempre le uova la fanno da padrone nei piatti della tradizione pasquale in ogni regione d'Italia.

L'uso di regalare uova è antichissimo.

Sicuramente è legato al fatto che la Pasqua coincide con l'inizio della primavera, originariamente celebrata con riti per la fecondità ed il rinnovamento della natura.

L'uovo simboleggia, infatti, la vita che si rinnova. Nel Medioevo era tradizione regalare uova ai servitori; in Germania le uova venivano donate ai bambini insieme ad altri regali pasquali.

 

In alcuni paesi, come la Gran Bretagna, ogni anno a Pasqua i bambini vanno a cercare in giardino, fra l'erba e i cespugli, le uova che il dispettoso coniglietto pasquale ha colorato e poi nascosto.

Come si fa l’uovo di Pasqua?

Il cioccolato, mantenuto fuso in grossi contenitori con intercapedini contenenti acqua calda, viene distribuito in stampi ovali.

Gli stampi sono montati su un macchinario dotato di lunghe braccia che girano a 360 gradi, facendo contemporaneamente girare su se stesso l’uovo.

Così, per effetto della grande forza centrifuga, il cioccolato si spande sulle pareti prendendo l’inconfondibile forma ovale.

Ancora molto morbido, praticamente allo stato semisolido, l’uovo viene aperto per inserirvi la sorpresa e inviato a un altro reparto di produzione, per essere raffreddato e quindi solidificato.

A questo punto il prodotto per essere confezionato.

Perché si colorano le uova di Pasqua? 

A Pasqua c'è la tradizione di colorare e decorare le uova. Forse una leggenda può spiegarci il perchè...

Maria Maddalena era una delle donne che erano andate al sepolcro di Gesù, ma l'aveva trovato vuoto.

Allora corse alla casa nella quale erano i discepoli, entrò tutta trafelata e annunciò la straordinaria novità.

Pietro, uno dei discepoli, la guardò incredulo e poi disse: "Crederò a quello che dici solo se le uova contenute in quel cestello diverranno rosse."

E subito le uova si colorarono di un rosso intenso!

Ogni cultura ha sviluppato un proprio modo di decorare le uova. A volte si usano le uova sode, colorate con colori vegetali e alimentari se si intende mangiarle. Oppure si svuotano facendo un forellino con un ago ad ogni estremo dell'uovo, così si usa soltanto il guscio.

In Grecia si usa scambiarsi uova rosse in onore del sangue di Cristo. In Germania e Austria si regalano uova verdi il Giovedi Santo. In Armenia si usa dipingere le uova con immagini di Gesù, della Madonna o con scene della Passione. Nei paesi dell'Europa orientale si utilizzano motivi stilizzati geometrici bicolore: blu e bianco, rosso e bianco...

Una tecnica antica per decorare le uova consiste nell'attaccare piccole piante e foglie intorno alle uova e nel bollirle con colori vegetali. Staccando le piante, sul guscio rimangono delle impronte più chiare.

Per colorare le uova prova a bollirle in un pentolino d'acqua, con un cucchiaio di aceto e

-cipolla, per farle diventare color arancio,

-spinaci, se le si vuole di un bel verde

-tè, per farle di un bel giallo

-barbabietola cotta e grattugiata e prendono una sfumatura rosa.

Sul guscio colorato si possono poi disegnare motivi geometrici o floreali con pennarelli indelebili, colori a tempera, adesivi.

Oppure si possono incollare perline, fiori secchi, elementi di pasta salata e tutto quello che la tua fantasia suggerisce!

 

LA PASQUA NEL MONDO

 

Tra le molte tradizioni , quella dell’uovo da mangiare o da dipingere si ritrova un po’ in tutti i paesi del mondo, probabilmente perché esso simboleggia la fecondità e la speranza di sopravvivenza per il futuro.

Nonostante questa tradizione abbia origini antichissime, fu solo a partire dal secolo sedicesimo che nacque l’usanza di nascondere una sorpresa nell’uovo.

In Germania, così come in Svizzera, si dice le uova vengano nascoste da un coniglietto (simbolo della nuova vita che ritorna ad ogni primavera) ed il giorno di Pasqua i bambini si divertono in una sorta di caccia al tesoro che culmina nel ritrovamento delle uova.

Il pranzo pasquale tedesco è a base di agnello e la sera di Pasqua nelle campagne vengono accesi dei fuochi che simboleggiano la fine dell’inverno e l’inizio della primavera.

In Russia la tradizione vuole che le uova sode vengano colorate di rosso e nella consuetudine ortodossa viene preparato il “Kulitch”: un panettone schiacciato accompagnato da ricotta dolce.

In Inghilterra, invece, la Pasqua viene festeggiata mangiando gli “Hot cross buns”: piccole deliziose ciambelle avvolte farcite.

In Finlandia, molto prima di Pasqua i bambini piantano dei semi in piccoli vasi e secondo la tradizione la notte tra il venerdì e la domenica di Pasqua le streghe escono dai loro nascondigli e volano in cielo.

In Grecia la Pasqua è considerata come la festa più importante dell’anno ed è celebrata con un pranzo a base di riso alla greca e “suopa mayeritsa”.

In Francia ai bambini viene detto che il venerdì che precede la Pasqua le campane non suonano poiché sono volate verso Roma. La consuetudine vuole che l’uovo più grande deposto dalle galline durante la settimana santa spettasse al Re.

In Olanda ed in Danimarca in questi giorni speciali domina il colore giallo: gli olandesi mettono in casa dei fiori gialli, mentre i danesi apparecchiano la tavola con una tovaglia e delle candele di questo colore.

In Italia siè soliti mangiare un dolce a forma di colomba, simbolo di pace. Questo dolce fu realizzato per la prima volta nel 750 a.C. da un pasticcere di Pavia che lo diede in dono ad Alboino, re dei Longobardi.

Altri dolci tipici italiani che si consumano durante la Pasqua sono la pastiera napoletana, i pardulas sardi, la schiacciata di Livorno e la cassata siciliana.

 

RICETTE

La Pasqua viene celebrata anche attraverso la cucina: ogni regione ha le proprie ricette, come la torta pasqualina ligure o la pastiera napoletana.

 

ARROSTO D'AGNELLO CON LA CORATELLA

Per otto persone:

  • 1 carré d'agnello
  • 150 g di coratella d'agnello
  • un misto di salvia, rosmarino, timo, maggiorana, aglio
  • rete di agnello (o di maiale)
  • 1 sedano
  • 1 carota
  • 1 cipolla
  • 6 spicchi d'aglio
  • vino bianco secco
  • olio d'oliva
  • sale
  • pepe nero a granelli

 


Tagliare la coratella a fette sottili e tenerla per 30 minuti sotto l'acqua corrente.
Spolpare il carré d'agnello, salarlo e dividerlo in due pezzi uguali e sistemare tutta la coratella su una parte, cospargerla con il misto di odori, sale, pepe macinato, il tutto in grande abbondanza, e quindi appoggiarvi sopra l'altro pezzo di polpa, formando una specie di polpettone da avvolgere poi con la rete.
Legarlo con lo spago bianco da cucina, metterlo in una pentola insieme alle ossa spolpate, condire il tutto con olio, sale, pepe e infornare a 200°, per 30 minuti, fino a quando la carne sia ben colorita. Scolare quindi tutto il grasso che si sarà formato, e mettere nella teglia una coda di sedano, una carotina, una cipolla media, il tutto a tocchi, poi gli spicchi d'aglio non sbucciati, e bagnare con un dito di vino.
Proseguire la cottura in forno ancora per un'ora circa. Al momento di servire, liberare l'arrosto di agnello dallo spago, tagliarlo a fette, irrorarlo con il sugo filtrato.
Guarnire il piatto a piacere e servire immediatamente in tavola.

TORTA PASQUALINA

Per la pasta:

  • 400 g di farina bianca
  • 2 cucchiai d'olio extravergine d'oliva
  • sale
  • acqua

Per il ripieno:

  • 500 g di bieta
  • 200 g di ricotta (o di latte cagliato)
  • 50 g di burro fuso
  • 6 uova
  • 1 cucchiaio di maggiorana fresca (1 cucchiaino se essiccata)
  • 4 cucchiai di parmigiano grattugiato
  • 4 cucchiai di pecorino grattugiato
  • 1 bicchiere di latte
  • 1 bicchiere d'olio
  • sale e pepe

 

 


Impastare la farina con l'olio e il sale; aggiungere man mano tanta acqua tiepida quanto basta per ottenere un impasto consistente e morbido; lavorarla finché si formino delle bollicine d'aria. Coprire con un tovagliolo umido e far riposare (chi lo volesse può usare pasta sfoglia surgelata).
Stendere 6 sfoglie il più sottili possibile con un mattarello, perché questo piatto tradizionale ligure è tanto più buono quanto più sottili sono le sfoglie di pasta.
Pulire la bieta, lavarla e cuocerla in una casseruola con poco sale, senz'altro. Cuocere a fuoco basso, e con il coperchio, per 6 minuti. Appena cotta strizzarla bene, tritarla finemente e metterla in una ciotola grande.
Aggiungere la ricotta sbriciolata (o il latte cagliato), 2 uova intere, il parmigiano grattugiato, metà pecorino e la maggiorana: se l'impasto è troppo solido, ammorbidire con il latte.
Foderare con una sfoglia uno stampo apribile, unto d'olio, ungere la sfoglia con un pennello intinto nell'olio e sovrapporne a una a una, le altre due, ungendole sempre con l'olio tranne l'ultima.
Disporre il ripieno e con un cucchiaio scavare 4 incavature in cui si porranno le uova intere, crude. Salare e cospargere con il resto del pecorino. Chiudere con una sfoglia di pasta e sovrapporvi le altre due, sempre ungendo con il pennello da cucina la superficie tra una e l'altra.
Sigillare con i ritagli di pasta formando un cordone tutt'intorno al bordo. Ungere la superficie con un po' d'olio e perché risulti più dorata, con parte di un uovo intero battuto; bucare la superficie con uno stuzzicadenti, facendo attenzione a non rompere le uova e infornare in forno già caldo, a 200°C, per 40 minuti.
Si può servire tiepida, ma anche fredda, durante il pranzo del lunedì di Pasqua.

PINZA PASQUALE ALLA TRIESTINA

  • 1 kg di farina
  • 6 uova e 2 albumi
  • 350 g di zucchero
  • 250 g di burro
  • 100 g di lievito di birra
  • 1/2 litro di latte
  • Rhum
  • vaniglia

 

 


Impastare il lievito con un po' di latte tiepido e di farina, lavorare con un cucchiaio di legno finché la pastella sia della giusta consistenza e lasciare lievitare in un luogo tiepido.
Nel frattempo, preparare sulla tavola gli altri ingredienti, farina, uova, un pizzico di sale stemperato in acqua appena calda, lo zucchero ammorbidito in un po' di latte tiepido, ed il burro sciolto.
Mescolare con un po' di vaniglia ed un bicchierino di Rhum. Quando il panetto di lievito sarà cresciuto abbastanza, unirlo al resto, e mano a mano che si lavora la pasta, aggiungere se serve, del latte.
Quando la pasta è pronta, farla lievitare nuovamente, e poi passare al forno caldo.

LA PASTIERA NAPOLETANA

Per sei persone:

  • 500 g di pasta frolla surgelata
  • 500 g di ricotta
  • 200 g di zucchero
  • 220 g di grano cotto (si trova in scatola anche nei supermercati)
  • 40 g di cedro candito
  • 40 g di arancia candita
  • un pizzico di cannella
  • 2 dl di latte
  • 30 g di burro
  • 5 uova
  • 50 g di zucchero a velo
  • 1 limone
  • sale

 

 


Fate scongelare la pasta a temperatura ambiente, versate in una casseruola il grano, il latte, il burro e la scorza grattugiata di 1/2 limone; lasciate cuocere per 10 minuti mescolando spesso.
Passate al setaccio la ricotta e amalgamatevi lo zucchero semolato con la cannella, la rimanente scorza di limone grattugiata, il sale e la frutta candita tagliata a dadini.
Unite 4 tuorli, la crema di grano e 3 albumi montati a neve; mescolate bene.
Imburrate una tortiera del diametro di cm 24 e foderatela con la pasta frolla che avrete steso con il mattarello allo spessore di circa 1/2 cm. Ritagliate la parte eccedente, ristendetela e ricavatene delle strisce.
Versate il composto nella tortiera, livellatelo, ripiegate verso l'interno i bordi della pasta e decorate con strisce formando una grata che pennellerete con un tuorlo sbattuto.
Infornate a 180° gradi per un'ora e mezzo; lasciate raffreddare e, prima di servire, spolverizzate con zucchero a
velo.


 ZUCCOTTO PASQUALE

Per lo zuccotto:

  • 1 pan di Spagna da cm 24 di diametro
  • 400 g di panna fresca
  • 40 g di cioccolato fondente
  • 40 g di canditi misti a dadini
  • acqua di fior d'arancio
  • Grand Marnier

Per la glassa e per completare:

  • 300 g di cioccolato fondente
  • pasta di mandorle (marzapane): 200 g gialla, 200 g verde

 

 

 

  Tagliate tutto il pan di Spagna in fette rettangolari di circa cm 1 di spessore, quindi dividete ogni fetta a metà, cioè in due triangoli

  Pennellate di Grand Marnier uno stampo a forma d'uovo, e, successivamente, rivestitelo con le fette di pan di Spagna, sistemandole, una di seguito all'altra, con le punte convergenti rivolte al centro dello stampo. Spruzzatele quindi con una bagna preparata con acqua e Grand Marnier in parti uguali

  Per la farcia, montate la panna, aromatizzatela con un cucchiaio di acqua di fior d'arancio quindi mescolatela con i dadini di canditi e con il cioccolato fondente sminuzzato a mano

  Versate la farcia nello stampo preparato, coprite con altre fette di pan di Spagna, pennellate anche queste di bagna, quindi passate in frigo almeno per 4 ore e, intanto, temperate il cioccolato: riscaldatelo a bagnomaria fino a 45° poi, mescolandolo, raffreddatelo fino a 27° e, infine, riportatelo a 30°

  Con un filo di cioccolato temperato, fatto uscire da un cornetto per decorare, guarnite con un disegno a griglia il dolce appena sformato

  Spruzzate poche gocce di acqua fredda nel cioccolato rimasto, poi lavoratelo con una frusta per renderlo denso e cremoso; raccoglietelo in una tasca con bocchetta spezzata e decorate il centro dell'uovo con un nastro spesso, che chiuderete con il fiocco di marzapane verde.


 

 

 
 
   
 
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